Grand'angolo

Pensieri sulla cura come accoglienza, attenzione e rispetto in tutti gli ambiti della realtà di oggi


La scuola e la didattica a distanza

Una riflessione su comunicazione e contesto
di Mauro Doglio e Milena Sorrenti

La situazione

Uno degli effetti della pandemia è stato lo spostamento dello spazio di comunicazione sociale dall’interazione faccia a faccia all’ambiente mediatico. Questo spostamento ha avuto una fortissima ricaduta su tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana, nei rapporti di lavoro e, in particolare, nella scuola dove, letteralmente da un giorno all’altro, la consueta struttura della didattica basata sulla presenza fisica di insegnanti e allievi nello spazio dell’edificio scolastico è cessata, e al suo posto è stata introdotta una nuova forma comunicativa basata soprattutto sull’uso di piattaforme come ZOOM o MEET, per citare due tra le più note.

I mezzi di comunicazione e le relazioni umane

Il primo aspetto che ci sembra importante mettere in luce per chiarire le conseguenze della nuova situazione che è venuta a crearsi, è che la pandemia ha reso visibile a tutti un aspetto fondamentale di cui gli studiosi dei media si erano occupati fin dagli anni sessanta del secolo scorso. Per riprendere il concetto di Marshall McLuhan, un tempo citatissimo e oggi forse caduto un po’ nella dimenticanza: Il medium è il messaggio

Il “messaggio” di un medium o di una tecnologia è nel mutamento di proporzioni, di ritmo o di schemi che introduce nei rapporti umani […] è il medium che controlla e plasma le proporzioni e la forma dell’associazione e dell’azione umana. (1)

Questo significa che ciò che è più importante nei mezzi di comunicazione che usiamo non è tanto cosa comunichiamo ma come. Ogni mezzo infatti, più che trasmettere contenuti, modifica il nostro mondo relazionale e sociale. Per chiarire meglio questo concetto possiamo dire che ogni medium determina una sorta di contesto all’interno del quale vengono compresi i messaggi trasmessi. La teoria della comunicazione ha da tempo messo in luce chiaramente che è il contesto a determinare il senso di ciò che viene comunicato al suo interno,

Prive di contesto le parole e le azioni non hanno alcun significato. Ciò vale non solo per la comunicazione verbale umana, ma per qualunque comunicazione, per tutti i processi mentali, per tutta la mente, compreso ciò che dice all’anemone di mare come deve crescere e all’ameba cosa deve fare il momento successivo (2)

Per molto tempo si è pensato che l’effetto della comunicazione sulle nostre vite fosse determinato essenzialmente da ciò che veniva trasmesso, e cioè dai contenuti. Gli studi sui media ci hanno fatto invece capire che i diversi mezzi di comunicazione rappresentano una cornice, un contesto appunto, all’interno del quale i vari messaggi trasmessi acquistano significato. Oggi è abbastanza chiaro a tutti che una fake news pubblicata su un piccolo giornale locale non ha lo stesso effetto, e quindi non ha lo stesso significato, della stessa notizia divulgata da una rete televisiva nazionale oppure postata su facebook, dove in poche ore può essere letta da milioni di persone in diversi continenti. Un concetto quindi che dovremmo sempre tenere presente quando ci occupiamo di questo argomento è che: le trasformazioni nel modo di trasmettere le informazioni comportano trasformazioni nel nostro modo di percepire e di definire il mondo.

Il sistema dei mezzi

Un altro aspetto utile da tenere in considerazione è legato ad un principio basilare della sistemica per cui 

Ogni parte di un sistema è in rapporto tale con le parti che lo costituiscono che qualunque cambiamento in una parte causa un cambiamento in tutte le parti e in tutto il sistema (3)

I mezzi di comunicazione che utilizziamo formano un sistema, per cui qualsiasi alterazione degli elementi (l’introduzione di un nuovo mezzo o l’utilizzazione diversa di un mezzo già presente) produrrà modificazioni in tutto il sistema. La diffusione della televisione nel secondo dopoguerra, per esempio, ha modificato il modo in cui le radio e i giornali fornivano informazione e intrattenimento. Nel nostro caso è interessante osservare come il passaggio della didattica su piattaforme abbia amplificato l’uso di altri mezzi come il telefono e  Wathsapp.

Oltre il senso del luogo

Joshua Meyrowitz, in un testo che è una pietra miliare degli studi sui mezzi di comunicazione intitolato Oltre il senso del luogo,  si è occupato della relazione tra i mezzi di comunicazione e gli spazi che abitiamo. La sua tesi di fondo è che l’uso dei mezzi di comunicazione altera il nostro modo di considerare i luoghi, per esempio spostando i confini di ciò che consideriamo ‘privato’ e ‘pubblico’.

Forse uno dei motivi per cui i teorici delle situazioni e dei ruoli sono inclini a considerare abbastanza stabili le situazioni sociali, è la rarissima eventualità di un improvviso e massiccio cambiamento nell’assetto di porte e pareti, nella configurazione di una città o in altre strutture architettoniche o geografiche. Ma il cambiamento che avviene nelle situazioni e nei comportamenti quando si aprono e si chiudono delle porte e quando si costruiscono o si spostano delle pareti, oggi corrisponde al leggero colpo di un microfono che si accende, a un televisore che si mette in funzione, o all’attimo in cui si solleva il ricevitore del telefono per rispondere ad una chiamata. (4)

La sua analisi ci aiuta a porre una domanda di fondamentale importanza per capire quello che sta avvenendo oggi attraverso la didattica on line: cosa succede alle nostre relazioni professionali, di solito collocate in precisi contesti spaziali,  quando sono mediate quasi interamente da mezzi di comunicazione elettronici e non più prevalentemente dal faccia a faccia delle interazioni tradizionali?

Modificazione del confine tra ‘privato’ e ‘pubblico’

La prima osservazione che gli insegnanti riportano relativa alle modificazioni legate alla Didattica a distanza è la sensazione di “entrare in casa” delle persone. La videocamera del computer o del cellulare attivata durante una lezione on line inquadra inevitabilmente parti degli spazi abitativi di alunni e alunne. Gli insegnanti entrano così in contatto con i contesti abitativi che normalmente non sono visibili, e quindi acquisiscono, volenti o nolenti, informazioni su alcuni aspetti della loro vita materiale o relazionale: per esempio, si osservano in un altro contesto (e vedendo quindi cose diverse) alcune dinamiche relazionali tra genitori e figli; e appaiono magari anche altre relazioni, per esempio quelle tra fratelli.

Ma anche soltanto la visione delle stanze o comunque dei luoghi dove vivono alunni e alunne può avere ripercussioni sul rapporto con loro: cosa significa per un insegnante vedere un alunno collegarsi da una casa principesca, una volta dalla stanza col camino, l’altra dal giardino pieno di fiori? Oppure accorgersi che una ragazzina che veniva a scuola sempre in ordine in realtà vive in una casa dove la sporcizia e la confusione regnano sovrani, dove si sente quasi costantemente in sottofondo la madre che urla come una forsennata all’indirizzo di qualcuno? E, d’altra parte, cosa significa per la ragazza di cui parliamo, che ha cercato con successo negli anni passati di mostrarsi, almeno a scuola, pulita e ordinata, all’altezza dei compagni, che si è sforzata di non far trasparire la difficile situazione in cui vive, essere esposta agli sguardi di tutti, cosa che inevitabilmente avviene, visto che durante una lezione non può spegnere la videocamera?

Ma anche gli alunni entrano nelle case degli insegnanti, vedono le loro postazioni, alcuni particolari dell’arredamento e, visto che lavorando da casa è più difficile tenere separata la vita privata da quella pubblica, capita che possano anche vedere – magari fuggevolmente – gli altri membri della famiglia o gli animali domestici (che, come i figli, anche se non si vedono, alle volte si sentono).

Modificazione del sistema dei mezzi

In base alle testimonianze degli insegnanti, anche i tempi di lavoro vengono alterati dalla nuova situazione; non soltanto nel senso che in certi casi è necessario dedicare più tempo a preparare lezioni da videoregistrare o ad attività connesse alle specificità della didattica on line, ma soprattutto perché per comunicare in modo più agevole con le famiglie molti insegnanti hanno dovuto utilizzare altri mezzi, come le mail, messaggerie come Whatsapp o il telefono, rendendo disponibile in molti casi il loro numero personale. Si è prodotto quindi un “effetto di sistema” per cui, in un contesto mediatico in cui i genitori sono necessariamente chiamati ad intervenire molto più di prima nei processi di apprendimento, aumenta necessariamente il bisogno da parte di quest’ultimi di avere informazioni e delucidazioni; di conseguenza aumenta anche la necessità di usare altri strumenti per gestire le nuove esigenze comunicative. In più, il carattere di urgenza della situazione ha reso difficile mettere regole a questo flusso, implicando in molti casi la necessità di dedicare molto tempo a questi scambi con singole famiglie.

Un effetto di inerzia

Un altro fenomeno che è stato osservato è quello che potremmo considerare un effetto inerziale. Spesso quando si comincia ad utilizzare un nuovo mezzo si tende ad utilizzarlo nello stesso modo in cui si utilizzava quello vecchio. Quando nel secondo dopoguerra la televisione si diffuse nelle nostre case le programmazioni inizialmente rispecchiavano quelle tipiche della radio (concerti di musica classica, spettacoli teatrali), fu necessario un certo tempo per capire che era necessario individuare dei nuovi modi di utilizzazione.

Qualcosa di simile è avvenuto anche in questi mesi, soprattutto nelle scuole superiori. Si è assistito infatti in alcuni casi ad un “semplice” spostamento dell’attività che si svolgeva in classe su piattaforma, senza tenere conto delle particolarità del nuovo mezzo. Questo ha portato al verificarsi di situazioni paradossali, come il mettere note perché un allievo si era alzato per andare a prendere un bicchier d’acqua durante la lezione, oppure la riproposizione degli stessi orari e le stesse modalità didattiche che venivano utilizzati precedentemente senza tener conto che è molto più faticoso seguire una spiegazione su piattaforma che in presenza. Sempre nell’ottica di acquisire consapevolezza dei cambiamenti connessi con l’utilizzazione dei nuovi mezzi può essere utile approfondire le caratteristiche di quella che è stata definita ‘Fatica da ZOOM’ (5). Questo punto è particolarmente interessante perché, come vedremo,  coinvolge pesantemente la comunicazione non verbale, quindi uno degli elementi più importanti della comunicazione.

Un’utile riflessione sulla necessità di pensare in modo diverso un contesto diverso potete trovarla in un articolo pubblicato sul sito del NEPC dal titolo suggestivo: Il tofu non è formaggio (Tofu is not Cheese: Reimagining Education Without Schoos During Covid19). Questo articolo è stato ripreso e adattato alla situazione italiana dalla circolare N° 104 – 2020 del S.I.E.S. “ALTIERO SPINELLI” di Torino. (6)

Modificazione della struttura della classe

Un altro degli aspetti su ci è necessario riflettere è legato a ciò che intendiamo con ‘classe di studenti’. La normale struttura della classe prevede infatti che gli studenti si trovino assieme nello stesso luogo e nello stesso tempo e che la loro presenza e le loro azioni siano (almeno in buona misura) controllabili. Di solito questo avviene abbastanza facilmente in quanto in classe gli studenti si trovano in presenza dell’insegnante.

Se la lezione avviene on line invece la questione è più complessa. In primo luogo non sempre è possibile controllare che siano tutti effettivamente presenti: un alunno potrebbe “sparire” improvvisamente, alle volte senza che l’insegnante sappia se ciò avviene per problemi di connessione oppure se è lui (o lei)  che si è disconnesso o ha oscurato la telecamera.

Neppure è possibile controllare completamente quello che fanno. Il campo visivo dell’insegnante infatti è limitato a quello che è possibile vedere attraverso la telecamera e ciò che è dietro di essa o al di fuori del campo non è visibile.

Un altro punto rilevante riguarda le interazioni tra gli studenti. Il tempo scolastico tradizionale è “poroso”: non si entra a scuola e immediatamente si comincia a fare lezione per, diciamo, cinque ore, per poi chiudere di colpo al termine dell’ultima ora. Durante il tempo scolastico ci sono molti spazi per le interazioni tra gli alunni: il momento dell’ingresso, l’attesa dell’arrivo dell’insegnante, il cambio ora, l’intervallo, l’uscita ecc. Anche durante le ore di lezione (come ogni insegnante sa) ci sono molti scambi tra gli alunni; interazioni anche non verbali, fatte magari di mezze parole, di piccoli gesti e rapidi sguardi.

Tutta questa complessa e importante rete di comunicazioni sparisce quando ci si trova su una piattaforma, la comunicazione in questo caso passa essenzialmente in modo unidirezionale tra insegnante e studenti, il flusso comunicativo “trasversale” tra gli alunni è quasi azzerato e comunque non può sfuggire al controllo dell’insegnante.

Su questo punto è quindi utile interrogarsi in relazione alla continuità della struttura “classe” in un contesto comunicativo così modificato. Una prima domanda che ci si potrebbe porre è: Cosa costituisce un gruppo classe oltre l’aspetto burocratico dell’iscrizione in un registro o il fatto che tutti ricevano gli stessi compiti da svolgere? E se parte della risposta a questa prima domanda è che la classe è costituita di tutte le relazioni tra gli elementi, esiste ancora in questa situazione quello che siamo abituati a chiamare “classe”? E se esiste, con quali forme comunicative si manifesta? E se non lo è più, gli insegnanti possono fare qualcosa per ricostituire e “proteggere” il contesto relazionale anche facendo lezione on line? 


NOTE 

All’indirizzo seguente trovate la Circolare 104:
https://1b30c583-b74b-45ce-a22f-917853e3c47b.filesusr.com/ugd/da206a_424203504a6f443cb9fea81a781fd3f6.pdf

Tags: M.Doglio, M.Sorrenti


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